Per il ciclo:
“A cento come a vent’anni: Come mantenere giovane il proprio cervello”
la dottoressa Rosanna Zanini presenta


“Le sedi della  memoria in Neuroscienze e nella Medicina Tradizionale Cinese”

 

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Tempera su tela di Rosanna Zanini - omaggio d'autore

LA MEMORIA

Cos’è la propria vita se non la propria memoria?

Olio su tavola di Lea Botti - pala d'altare del 1300 (copia)


La facoltà della memoria è grandiosa.
Ispira quasi un senso di terrore, Dio mio,la sua infinita e profonda complessità.
E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso.


                               Sant’Agostino

Olio su tela di Lea Botti - omaggio d'autore

I Ricordi sono intrecci di esperienze e di emozioni.

Anche le persone che scompaiono vivono nella nostra memoria

quando scompare un poeta come Elio Pagliarani di cui io mi pregio di essere stata non solo amica ma come medico avergli potuto dimostrare il mio amore per la vita fino al suo ultimo respiro, quando scompare un poeta come Elio Pagliarani, la memoria sua e nostra si esaltano...

I ricordi e i sentimenti diventano parole, musica, colori…

…e la memoria diventa ARTE!

   "Si dice che l’artista è colui che vede al di là delle cose (“Non si vede che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Il piccolo principe), in realtà l’artista vede con occhi diversi, vede con la parte di cervello infantile e primordiale, quella che dà colore agli odori e che dà una forma fisica alle emozioni.
   Il poeta è forse l’artista per eccellenza perché usa le parole, un simbolo astratto e concettuale, utilizzandole in maniera impropria e originale, sublimando un codice che nasce per servire la logica in un codice al servizio delle emozioni."

                                                                                                                            M.H.Klaus (www.vocidibimbi.it)

 

   L'artista è colui che vede sente e parla con la parte destra del cervello, e non con la sinistra che è la parte Logico-razionale, tutti noi siamo artisti se facessimo funzionare di più la parte destra del cervello che è quella che ci distingue come esseri unici e irripitebili perchè è la nostra parte creativa e intuitiva.

   E' la parte più vicina alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti, che spesso soffochiamo per paura di essere originali o considerati pazzi.

   E' forse pazzia l'Arte?

   In una cultura dove la logica e la matematica (non per nulla il denaro che vale solo per i numeri è diventato il nostro Dio!), il mondo delle emozioni delle intuizioni è un mondo dimenticato, ma se noi siamo uomini è solo perchè la capacità di esser coscienti dei nostri sentimenti ci contraddistingue dagli animali, allora immergiamoci nel magico mondo della poesia che non ha intermediari con il nostro cervello e lasciamoci andare alle emozioni che questa lettura ci suscita... Da: voce di bimbi.it

  

   Da "La ballata di Rudi" di Elio Pagliarani

   A spiaggia non ci sono colori

A spiaggia non ci sono colori
la luce quando è intensa uguaglia
la sua assenza
perciò ogni presenza è smemorata e senza trauma
acquisita solitudine
       Le parole hanno la sorte dei colori
   disteso
sulla sabbia parla un altro
     sulla sabbia supino con le mani
dietro la testa le parole vanno in alto
          chi le insegue più
bocconi con le mani sotto il mento
       le parole scendono rare
chi le collega più
   sembra meglio ascoltare
in due
          il tuo corpo e tu
ma il suono senza intervento è magma è mare
non ha senso ascoltare
Il mare è discreto il sole
non fa rumore
           il mondo orizzontale è senza qualità
          La sostanza
è sostanza indifferente
precede
la qualità disuguaglianza.

                                                                      (La ballata di Rudi, 1995)

  

 

   Ripensavo la gioia

    Ripensavo la gioia, il tuo alimento,
ti guardavo i capelli, il viso chiuso
e intento sul giornale dove ho finto
anch’io di leggere, rimanendo escluso
a te seduto accanto sul tuo filobus.
Ho le prove – potrei gridarlo ai giudici –
che non mi hai visto porterò le prove
fino che campo, che la capacità del mio pensiero
nemmeno con la forza dello sguardo
di un estraneo passeggero sopra il filobus
sa arrivare a sfiorarti.
*
Sarà ora di chiudere, amore,
che smetta di fare la guardia al cemento
tra piazza Tricolore e via Bellini
di coprirmi la faccia col giornale
quando ferma la E, di attraversare
obliquo la tua strada, di patire
anche a passarci in treno
in fondo a viale Argonne
vicino alla tua casa.
*
Il verso “quanto di morte noi circonda”
apriva, e nella chiusa, isolato, bene in vista
“tu sola della morte antagonista”.
Ma già prima del termine di giugno
la mia palinodia divenne sorte:
nessun antagonista alla mia morte.
E sono vivo senza rimedio
Sono ancora vivo.

Elio Pagliarani – tutte le poesie – garzanti (gli elefanti)

  

Leggiamo in questa poesia tutto il dolore di sua moglie, la poetessa Maria Concetta Petrollo: in questa poesia risuona la dolce femminilità di Cetta che desidererebbe superare la morte restituendo con una rinnovata nascita la vita al suo amato.

 
 
Potessi al mondo metterti di nuovo
spazzando via dolore con un gesto
ed in urlo finale rompere il mesto
velo che ti nasconde. Per te io muovo

le mie viscere in lingua di vagina
che spinga nuova nascita in respiro
da vena in vena seguendone il destino.
Sii ciò che sei del nuovo parto fiero

come chi è nato appena appena all’alba
e strilla in pianto aperto senza fine.
Da qui comincia tua ferocia nuova

che tendi al mondo la tua forza piena
la mia giacendo sfatta per amore
la tua sottratta adesso al mio dolore.

Cetta Petrollo

 

Resurrezione

Oggi ti ho sentito e sono come

una ragazza adolescente.

Ma no, non è nemmeno così , sono una quaresima

che si avvia verso la Pasqua

la Pasqua del tuo sacrificio

la Pasqua del mio sacrificio

e mentre si preparano tutti questi agnelli da immolare

si preparano gli altari di marmo

si prepara il tuo sangue ed il mio

si preparano i coltelli sacerdotali

che non si sa chi è che in mano li tiene

chi è che si è messo la tunica sacrificale

e mentre morte arriva e si prepara morte

mentre sono lì, siamo lì, che sfrondiamo ulivi

per un funebre corteo d’amore

e ci diciamo il dolore affannosi in parole

sovrapposti in parole affannati nel cuore

sovrapposti di vita sovrapposti in amore

possiamo anche in fondo pensare

ad una resurrezione.

Bianca come colomba nel cielo pasquale.

Sciogliendo le tue campane soffocate.

Le mie campane generose.

Che se  me la chiedi sono pronta a dartela.

Vado ad inventarmela subito per risarcirti la vita.

Che se me la chiedi sono pronta a dartela.

Tutti i tuoi anni immolati.

Tutto il tuo deserto dentro di me accolto.

Tutti i miei anni in dono di resurrezione.

 

A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruivi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà
quotidiana.

Alda Merini, da "La vita facile"

Idea della vocazione

A cosa è fedele il poeta? Poiché qui certamente é in questione qualcosa che non può essere fissato in proposizioni o memorizzato in articoli di fede. Ma come si può conservare una fedeltà senza mai formularla, nemmeno a se stessi? Essa dovrebbe ogni volta uscir dalla mente nell'attimo stesso in cui vi si afferma.
Un glossario medievale così spiega il senso del neologismo dementicare, che andava nell'uso sostituendo il letterario oblivisci: dementecasti: oblivioni tradidistis. Il dimenticato non é semplicemente cancellato, lasciato da parte: esso é consegnato all'oblio. Nel modo più puro, lo schema di questa incompitabile tradizione é stato esposto da Hoerderling, quando, nelle note alla traduzione dell'Edipo Sofocleo, scrive che il dio e l'uomo, "affinché la memoria dei celesti non scompaia, comunicano nella forma, dimentica di tutto, dell'infedeltà".
La fedeltà a ciò che non può essere tematizzato, ma nemmeno semplicemente taciuto, é un tradimento di specie sacra, in cui la memoria, volgendosi a un tratto come un remolino di vento, scopre il fronte nevato dell'oblio. Questo gesto, quest'inverso abbraccio di memoria e dimenticanza, che conserva intatta al suo centro l'identità dell'immemorato e indimenticabile, é la vocazione.

Giorgio Agamben , Idea della prosa
 

Requiem

Se ne muoiono due insieme

se nello stesso momento muore un fantasma dentro

e un uomo vero fuori

se nello stesso momento si trascinano due agonie

come dire si trascinano due tramonti

anzi no, due sere maledette, due lunghi sospiri

si trascinano due canti in requiem di fuori e di dentro

si celebrano due funerali

che tuttavia non si celebrano mai

si ascoltano due respiri

che tuttavia non si interrompono mai

respiri di fuori respiri di dentro

ansiti  fuori ansiti  dentro

se nello stesso momento

proprio nello stesso momento

si va da una porta chiusa

ad un’altra porta chiusa

e nello stesso momento

proprio nello stesso momento

due immagini si avviano a svanire

lentamente dissolvono in puntini

come davanti ad un cambio di pagina

non ancora creata

se nello stesso momento

è difficile ripensare due visi

che se ne vanno entrambi

in inevitabile dissolvenza

ed impossibile resta essere trattenuta in vita

perché due braccia giacciono martoriate

ed altre due si vanno a seppellire

raduno sacerdoti per l’estrema unzione

del corpo del cuore della mente

che la vita non risvegli la morte

come indubbiamente accade

sta accadendo di giorno in giorno

di mese in mese da minuto a minuto

raduno sacerdoti per la mia estrema unzione

le mani a conca sulla fronte l’olio sul mio petto

dove reco entrambi i morenti

li reco in me mentre muoiono

e  da brava attendo per me rapida morte

che al più presto con me sia

anche la loro

 

Cetta Petrollo

 

 

Sotto la torre, al parco, di domenica
con pacata follia per ore e ore
immobile a guardarti. Avevo gli occhi
gonfi, e il sesso, e il cuore.
Infastidita
i tuoi polsi snervati dalla mia
estasi, <lasciami> hai detto, di fuggirti
mi hai consigliato. Sono egoista e
lo spirito umano ha più bisogno
di piombo, che di ali.
( Elio Pagliarani, da Inventario privato, 1959)

 

 

 

Bisogna amarsi e poi....
bisogna dirselo e poi....
bisogna scriverselo e poi....
bisogna baciarsi sulla bocca,
sugli occhi e ovunque......
Victor Hugo
 
 
Vedi, oblio è sparire di memoria.
Nel nostro caso, invece, il ricordo
non si é ancora formato. Ed é cosa assai strana
perdita di cosa che ancora non c'è e non é ancora avvenuta.

Elio Pagliarani

da Esercizi platonici
 
 
"Dimmi dov’è che ti fa male il cuore? Dov’è il posto preciso magari simile al mio nella geografia degli anni un po’ più su un po’ più giù dentro ai momenti più su vicino alla gioia più giù vicino alla disperazione o in entrambi i casi dov’è che perde battiti rovesciandosi la notte mentre sopra di essa occorre andare perfino bevendo punch al mandarino mendicando carezze scontando l’anima in una triste recita di versi. Dimmi. Dov’è che ti fa male il cuore? Sarà alla svoltata che non conosco persa nelle periferie marine dove il vento da tempo ti ha percosso come io nelle mie ovale di colonne prima del fiume. Perché certo di te questo ti chiedo Non dove fosti felice dove ti spinsero i rossori della sera le cavalcate del sangue le sue affrettate sporgenze non gli angoli della gioia le aperture di stagione i suoi cori trionfanti no, ma precisamente dove ti grattarono l’anima il posto difficile da trovare perché tutto il resto fila via in un respiro pulito rimane il rantolo invisibile lì precisamente dov’è che fa male il cuore Cetta Petrollo, 2011"
 
 
 
 
 
 
 

 


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